Al solo sentire il nome di Robert Kirkman è innegabile l’associazione con gli zombie di The Walking Dead o i supereroi di Invincible, entrambi fumetti di qualità. Potrete quindi immaginarvi che le mie aspettative per Outcast al momento della sua pubblicazione fossero abbastanza buone; arrivati ormai al quinto numero posso confermare che il nostro Kirkman ha di nuovo fatto centro, grazie anche alla collaborazione di Paul Azaceta alle matite, tanto da convincere la Cinemax a produrre una serie televisiva in arrivo nel prossimo 2016.

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Il nostro “reietto” è Kyle Barnes, angosciato e tormentato dal proprio passato e dal ricordo delle violenze subite da parte della madre. Violenze che lui stesso ha inflitto, in preda di un misterioso raptus, alla moglie e alla figlia, che lo hanno abbandonato ad una vita nella miseria, ma in seguito all’incontro con il reverendo Anderson la sua vita verrà nuovamente sconvolta: i demoni sono tornati a tormentarlo e lui sembra il solo in grado di affrontarli.

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Riprendendo il tema delle possessioni demoniache, tanto caro a registi come Friedkin (L’Esorcista), Kirkman si propone di presentarlo in una chiave straordinariamente realistica, angosciando e terrorizzando il lettore. Secondo l’autore, sono le cose “vere” a spaventarci di più, e che esisterebbero delle prove che confuterebbero l’esistenza delle possessioni. Effettivamente, quanto può essere spaventoso vedere uno dei propri cari corrotto da una qualche entità maligna, vederlo fare cose di cui ben sappiamo non esserne capace. Resta una supposizione, ma rimane comunque una cosa inquietante.

Questo è l’inferno che Kyle ha dovuto affrontare fin da bambino e che ora è tornato a bussare alla sua porta. Al suo fianco questa volta c’è anche il prete esorcista Anderson, uno dei personaggi, a mio avviso, meglio riusciti: pur affrontando con determinazione i demoni, viene spesso colto da momenti di profondo sconforto. Di fronte a tanto male, arriva a dubitare dell’esistenza di Dio, che sembra non curarsi minimamente di quanto succede nel mondo. E questo è un dubbio che chiunque di noi si è posto, soprattutto in momenti difficili come quello che stiamo vivendo proprio adesso.

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Non credo che nessun’altro disegnatore avrebbe saputo rappresentare su carta l’ansia e l’angoscia raccontate in Outcast meglio di Paul Azaceta. Il suo è uno stile sporco, netto e marcato, perfetto per le scene più crude e agghiaccianti. La scarsa dinamicità si dimostra un pregio: vi invito ad osservare la tavola conclusiva del numero 4 (l’ottavo spillato americano). E’ un momento congelato nel tempo, una presa di coscienza carica di una tensione e di una angoscia davvero pesanti.

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Apriamo una parentesi sull’edizione di Saldapress. La serie viene pubblicata in 3 differenti edizioni: una serie in bianco e nero (che può vantare le modifiche apportate da Azaceta stesso appositamente per questa edizione) in formato bonellide attualmente al 5° numero e al prezzo di 2,30 euro; un volume brossurato a colori raccoglie invece i primi 6 spillati americani al prezzo di 14,90 euro, proposta anche in un volume cartonato a 19,90.

Avete tutte le informazioni necessarie, e potete anche scegliere il formato che più preferite per leggere Outcast (scopri nel nostro store il prodotto che fa per te). Di scuse invece non avete più!

outcastMomento pagellino!

Storia: 8; Disegni: 8; Edizione: 7

Ringrazio come sempre Manicomix.it per lo spazio concessomi e a voi che avete avuto la pazienza di seguirmi fin qui.

Alla prossima!