Il poeta comincia dove finisce l’uomo.”

-Josè Ortega Y Gasset

La poesia si è perfettamente sostituita all’uomo creando una singolare opera d’arte.

Miracleman, inizialmente chiamato Marvelman, nasce nel 1954 dalle mani di Mick Anglo per L. Miller & Son Limite. Sì tratta di un supereroe classe Golden Age, quindi ingenuo e privo di qualsivoglia malizia, che chiude nel 1963 senza aver suscitato un gran successo.

Sarà solo nel 1982 che la Quality Communications riprenderà il personaggio per inserirlo nella sua rivista di punta Warriors. Miracleman viene così dato nelle mani di un esordiente Alan Moore e ai disegni del bravissimo Gary Leach.

Il supereroe finora smaliziato e bambinesco acquista tinte forti e adulte, divenendo indubbiamente un capostipite del genere supereroistico. La domanda che sicuramente si è posto Alan Moore nella stesura è stata: “Cosa succedesse se, nel mondo reale, esistessero i supereroi?”

Un quesito che sicuramente si è posto anche per scrivere Watchmen, altro suo capolavoro. Per affrontare al meglio una recensione conviene paragonare queste due opere tanto simili quanto diverse. Entrambe vogliono sviscerare il supereroe, portandone alla luce le verità più profonde. Miracleman si concentra sul concetto di divinità e superuomo, in modo molto simile a Nietzsche o D’Annunzio. Ti porta ad un’ evoluzione del protagonista in 16 numeri, che fanno vivere un percorso tangibile e, sotto certi aspetti, molto realistico.

Watchmen affronta anch’esso le tematiche del superuomo, pensiamo al quarto numero “l’Orologiaio” dove Doc Manhattan descrive brillantemente il suo passaggio da umano a “qualcosa di più”, però non è solo questo che ci vuole dire l’opera. Watchmen parla di ogni tipo di supereroe che possiamo trovare in ogni universo fumettistico. Dal vigilante di strada, al supereroe potente che non si sente mai a casa, al vendicatore mascherato.

Posso affermare che Miracleman è indubbiamente un proto Watchmen, poiché inizia ad affrontare un solo aspetto del tema supereroistico esasperandolo e decostruendolo: il superuomo.

Passiamo ai punteggi.

9/10 alla storia. È faticoso dare un voto giusto ad un’opera di tale levatura, ma nonostante tutto non mi sento di dare un 10. La storia è spettacolare, piena di colpi di scena e fa sognare realmente a occhi aperti. I dialoghi però in alcuni capitoli appesantiscono notevolmente la lettura, per dialoghi s’intendono baloon e didascalie. Per queste ragioni il voto migliore è 9, poiché i testi sono parte fondamentale e imprescindibile della storia, e la loro facile lettura è un pregio da non sottovalutare.

9/10 ai disegni. Impossibile dare di meno quando si parla di autori della levatura di Leach e Totleben. La parentesi di Alan Davis abbassa leggermente il voto, poiché le sue tavole fanno trasparire la sua acerbezza come disegnatore.

8/10 all’edizione italiana di Panini Comics. Ottimo il prezzo di 2,90 euro, ma l’idea di inserire per più di metà albo l’editoriale, poteva andare bene per qualche capitolo. Ogni mese si arrivava in edicola per leggere solo venti pagine di storia e molte volte non bastavano. Consiglio il formato compendio da 20 euro che unisce storia e editoriale con più equilibrio.

Chi ama i supereroi e non lo legge… non ama i supereroi.

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