In una delle ultime retate in edicola, mi è capitato tra le mani questo fumetto, di cui avevo sentito parlare bene giusto qualche giorno prima; spinto dal prezzo conveniente dell’edizione economica, me lo sono portato a casa. E mai scelta fu più azzeccata.

Questa volta parliamo di un fumetto francese, genere che ho affrontato poche volte nelle mie letture. L’autore è Jean Van Hamme, scrittore già de“I Maestri dell’Orzo” e di “XIII”, storia thriller diventata un dei capolavori della letteratura a fumetti franco-belga, mentre le matite sono di Grzegorz Rosinski (Hans). I due hanno già lavorato insieme, realizzando la serie “Thorgal”, riscuotendo un discreto successo.

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Ne “Il Grande Potere del Chninkel” veniamo trasportati nella terra di Daar, da tempo immemore flagellata da un conflitto che coinvolge tre razze: umani, amazzoni, ed esseri androgini simili agli elfi. I tre popoli si contendono il controllo delle terre, piegando al loro volere tutte le altre razze più deboli. Tra queste, vi sono i Chninkel, ominidi bassi e tozzi, in tutto e per tutto simili agli hobbit della più classica cultura fantasy. Il nostro protagonista J’on è una di queste creature, che riesce a sopravvivere miracolosamente all’ennesimo conflitto. Perso nello sconforto e interrogandosi sul perché di tanta violenza, questi riceve visita di colui che avrebbe dato vita all’intero universo: U’n, il creatore di mondi (che assume le sembianze di un’enorme pilastro nero, identico a quello di 2001: Odissea nello Spazio di Kubrick).

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Il dio vuole concedere un’ultima occasione agli abitanti di Daar, dando al Chninkel il compito di avvertire le altre razze: se il conflitto non giungerà alla fine, Daar sarà inghiottito in un’apocalisse di fuoco. U’n gli fa poi dono del “Grande Potere”, senza però spiegargli in cosa constista. Così, proprio come Frodo Baggins  viene incaricato di distruggere l’Anello, J’on dovrà compiere un lungo viaggio per salvare Daar, vivendo le più disparate avventure ed incontrando strani e bizzarri personaggi.

La narrazione de “il Grande Potere” si basa su quelli che potremmo definire due pilastri, che sono anche le principali chiavi di lettura della storia: il racconto di fantasia e il racconto biblico-religioso.

Il viaggio di J’on è il medesimo viaggio che compiono tutti i protagonisti di un racconto fantastico (ho citato prima Frodo da Il Signore degli Anelli, come potrei dire lo stesso Orlando di Ariosto) che si trovano a dover porre rimedio ad una situazione “sconvolta” da un’antagonista, accompagnati da tutta una serie di comprimari ed aiutanti; a questi si aggiunge poi la presenza di un oggetto o un’abilità magica che aiuta il protagonista nel corso della vicenda (sia Frodo che Orlando avevano un anello capace di rendere invisibili, mentre J’on ha Il Grande Potere).

 

img 3Non è poi impossibile notare quanto le vicende di J’on siano simili ad alcuni racconti provenienti dalla cultura ebraico-cristiana; J’on diventa prima Mosè, incaricato dal creatore di redimere e salvare i popoli della terra prima del giudizio divino, per poi rivestire i panni di Cristo stesso. I suoi simili lo vedono come un vero e proprio messia, venuto per riscattare i Chninkel dalla schiavitù. Ma ci sono molti altri passaggi che richiamano alla bibbia e ai testi sacri: il periodo nel deserto, la prigionia, la persecuzione e i massacri nei giochi degli elfi, il giudizio dei saggi, e la crocifissione. Sfogliando le ultime pagine, si avverte un senso di angoscia e di timore, arrivando a comprendere quella che potrebbe essere una vicenda accaduta realmente.

 

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Il  protagonista mitiga il contesto tragico e catastrofico della storia. J’on è tutto fuorché un messia, farebbe qualunque cosa per disfarsi di questa responsabilità, più e più volte cerca di utilizzare il Grande Potere per i propri fini e altrettanti sono i tentativi di insidiare la sua compagna di viaggio G’wel, generando diversi siparietti comici e erotici.

Ad una trama così ricca si affianca un comparto grafico di egual valore: Rosinski dipinge la terra di Daar fino al più piccolo dettaglio, aumentando ancora di più il coinvolgimento con la vicenda, utilizzando un tratto preciso e sottile, non dissimile da quello di Gustave Dorè. I suoi personaggi sono tanto grotteschi quanto affascinanti ed è impossibile non rimanerne colpiti; l’esempio lampante è la sacerdotessa Volga, rappresentata come un groviglio di tentacoli dotati di arti e organi.

 

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Come recuperare questo piccolo capolavoro? Originariamente, venne portato in Italia sulla rivista l’Eternauta in bianco e nero; Alessandro Ed. ha poi ripubblicato la saga, a colori questa volta, in 3 volumi cartonati, e recentemente l’Editoriale Cosmo la ha riproposta in una edizione economica da edicola, di nuovo in bianco e nero.

Spero, come al solito, di avervi messo la pulce nell’orecchio e di avervi interessato al “Grande Potere del Chninkel”; ringrazio come sempre Manicomix.it per lo spazio concessomi.

Alla prossima!