Voglia il caso, proprio in questi giorni cade il 69esimo anniversario del bombardamento di Hiroshima, seguito da quello di Nagasaki a distanza di 3 giorni. Il Giappone fu messo letteralmente in ginocchio a seguito di questa catastrofe, e a risentire maggiormente furono le persone più povere, chi questa guerra non l’aveva voluta: donne, anziani e giovani.

I nostri protagonisti sono appunto 6 giovani ragazzi, trovatisi a dover condividere una cella del riformatorio di Shonan, ognuno per i più disparati motivi. Mario, Soldato, Truffatore, Suppon, Verza e Joe faranno la conoscenza di Fratellone, un detenuto più grande che diventerà per loro ben più di un compagno di detenzione. La strada verso la libertà sarà ostacolata da un violento secondino e un medico perverso, ma quando i giovani riusciranno finalmente ad ottenerla, dovranno scontrarsi con una dura realtà. Una realtà di un paese umiliato e disonorato che ha abbandonato i propri cittadini che ormai hanno perso ogni speranza e non possono fare altro che piegarsi di fronte alle prepotenze.

 

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Da brividi è la presa di coscienza della sorellina di Joe: la piccola, consapevole di questa situazione, è pronta a farsi vendere ad un vecchio pervertito pur di poter sopravvivere e rivedere il fratello in futuro. E vi assicuro, al momento fatidico, vi troverete le lacrime agli occhi per la commozione.

Parlare di Rainbow vuol dire parlare anche del suo autore, George Abe, uno che la detenzione l’ha conosciuta bene: prima di diventare un fumettista all’alba dei 70 anni, ha passato molti anni della sua giovinezza in carcere con l’accusa di furto e tentato omicidio, finendo a lavorare anche con la Yakuza. Arrivato ad una certa età, ha deciso di cambiare totalmente stile, diventando un pugile, un presentatore televisivo e poi un mangaka. Questo suo primo approccio al mondo del fumetto è stato accolto con tanto entusiasmo in patria da meritarsi nel 2006 lo Shogakukan Manga Award e nel 2010 una serie animata di 26 episodi. Il successo è presto detto: con una vita così tanto turbolenta, non si può rimanere indifferenti davanti ad una storia così coinvolgente.

 

 

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Dietro alla storia dei 6 ragazzi che lottano strenuamente per sopravvivere alla dura vita nel riformatorio, è chiara la denuncia sociale: luoghi come carceri o riformatori dovrebbero essere adibiti alla rieducazione e alla reintegrazione nella società di chi ha commesso un errore; Abe invece dipinge un vero e proprio inferno, dove chi vi è rinchiuso è vittima di violenze e soprusi, finendo col perdere la propria dignità ed identità.

Le vicende narrate si sviluppano per i primi numeri all’interno del riformatorio, e in seguito al di fuori. Se l’empatia con i personaggi era forte nel vederli subire le peggio angherie in carcere, osservarli nel tentativo di integrarsi nella società e trovare un loro posto nel mondo è commovente. Ognuno dei ragazzi è pronto a combattere con le unghie e con i denti (letteralmente) o giungere a qualunque compromesso per veder realizzarsi non solo il proprio obbiettivo, ma anche quello dei suoi cari.

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Raramente un fumetto mi ha coinvolto emotivamente così tanto. Ogni numero mette i nostri protagonisti davanti ad una nuova sfida, dalla quale spero sempre ne escano vivi e vegeti e con una lezione in più da imparare. Ma purtroppo questo non capita sempre.

A raccontare le vicende dei protagonisti insieme ad Abe c’è il disegnatore Masasumi Kakizaki. Pur avendo ancora un tratto molto acerbo quando realizzò Rainbow nel 2003, Kakizaki ha saputo dare forma alle idee dello scrittore. Se Abe voleva trasmettere il dolore e la frustrazione dei detenuti, grazie alle matite di Kakizaki i personaggi appaiono rinchiusi in claustrofobiche celle mentre vengono picchiati dalle guardie.

Anche Kakizaki, come Hideo Yamamoto (autore di Ichi the Killer, fumetto di cui vi ho parlato qualche settimana fa), riesce a dare un grande spazio alle emozioni dei personaggi attraverso i loro occhi, sempre pieni di dolore e tristezza, ma anche di speranza e forza di volontà.

 

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Prima di concludere, vorrei portare la vostra attenzione su un simpatico dettaglio: da buon appassionato di musica metal come Kakizaki, ho notato che tutti i titoli dei capitoli sono quelli di canzoni dei più famosi gruppi dell’ambiente.

Mi auguro di avervi incuriositi ed interessati a Rainbow, è una delle migliori uscite più recenti a mio avviso e meriterebbe una possibilità. Anche per oggi è tutto, ringrazio ancora Manicomix.it per lo spazio concessomi.

Alla prossima!