L’ “imprenditore” è colui che gestisce un’attività economica d’impresa, assumendosi, di conseguenza, il cosiddetto rischio d’impresa”.

Ma se ci allontaniamo un attimo dall’ambito economicofinanziario, ci accorgiamo che in tutti gli aspetti della nostra vita ricerchiamo il risultato positivo. In ogni minuto, di ogni giorno, mettiamo in gioco (…rischiando) idee, energie, affetti, pensieri, emozioni, puntando incessantemente, in maniera più o meno conscia, a quel fine che si può riassumere nel termine felicità.

kung fuE’ in quest’ottica che, a mio modesto parere, bisogna avvicinarsi a IL KUNG FU PER IMPRENDITORI DEL MAESTRO YAN (in originale: “Exito para Perdedores” trad. Successo per i Perdenti ), la storia di David Cantolla e della sua azienda: Teknoland; un’”impresa” solida, vincente, ma gonfiata a dismisura dalla bolla speculativa che ha avvolto tutto il mondo di internet all’inizio del millennio. Nata in una soffitta e acquistata dal principale colosso di telefonia spagnolo per quasi 50 milioni di dollari pochi anni dopo, destinata però a fallire nel peggiore dei modi quando la bolla è esplosa, trascinando il David “imprenditore” nel baratro delle conseguenze che uno scenario del genere comporta.

David Cantolla, negli anni seguenti, si riprende alla grande. Alla grandissima. Ma questo luminoso e roseo futuro è relegato alle poche pagine finali del volume, senza neanche il bisogno di entrare in inutili dettagli. Non è una storia di fantasia, questa. E’ un resoconto di fatti realmente accaduti, e il lieto fine è a conoscenza di tutti ancora prima di iniziare la lettura. Ed è ancor di più evidenziato dal fatto che gli autori abbiano scelto un particolare metodo di narrazione a ritroso.
Si comincia da un “momento zero”, con David che, a alla fine di tutte le vicissitudini conseguenti al fallimento della sua azienda, esce da una banca sconsolato, con in mano praticamente, tutto ciò che possiede: 900 euro e un procedimento penale in corso. Da qui, brevi capitoli raccontano i principali avvenimenti del passato del protagonista, cominciando dai più recenti, e retrocedendo fino alla metà degli anni ‘90, quando David e il suo socio Luis decidono di affacciarsi per la prima volta ad un nuovo mondo chiamato “internet”, per concludere la storia, poi, qualche anno dopo quel “momento zero”, durante la definitiva consacrazione del ritorno al successo.

E sono i pensieri di David, e i ricordi degli insegnamenti del “Maestro Yan”, ad accompagnare ogni racconto e a fare da chiave di lettura ad ogni situazione. Mostrandoci una persona buona, a cui piaceva il suo lavoro e, probabilm
ente, era anche molto bravo a svolgerlo… che ha ottenuto risultati impensabili, ma che, suo malgrado, è stato trascinato a fondo da un mondo illogico, che non capisce e non conosce, che smonta quel bouquet di regole che lui ha sempre seguito e che ora, sembra non aver mai avuto significato.

Il chiaro esempio di come tutta la vicenda possa essere trasferita in ottica extralavorativa è data probabilmente da la “mappa dei soci”. Un elefotonco che l’autore fa,di una quindicina di tipologie diverse di soci che l’imprenditore può incontrare nella sua vita aziendale. Si va dal copilota tossico (che anela la maggioranza con tutto se stesso, dicendo però sempre esplicitamente che non la vuole) al finanziatore sano passando per il maestrol’anabolizzatoe così via, evidenziando quanto, di volta in volta, la figura in questione sia più una risorsa o un pericolo per la propria società. L’elenco è, ovviamente, non esaustivo, ma basta una veloce occhiata per capire come ogni descrizione, ogni valutazione, possa facilmente essere applicata a qualunque aspetto della vita. Agli amici, ai colleghi di lavoro, a tutte le compagne/i che si incontrano nella vita, e così via.

In definitiva, quale sia il tuo lavoro, poco importa. Che si passino otto ore in fabbrica o si sia l’amministratore delegato di una grande multinazionale, tutti noi siamo “imprenditori”. Tutti noi gestiamo, quotidianamente, attività, sostenendo i relativi rischi che queste attività comportano, che si parli di lavoro, di amici, di relazioni o di hobby. E, come un “imprenditore”, tutti noi speriamo solo una cosa. Che, alla fine, una volta sommate le cose belle e le cose brutte, il segno che precede il totale, sia un bel “+” .
Perché il lavoro è importante ma, dopotutto … è altro ciò “che conta”.