Chissà cosa vi sarete aspettati voi che eravate in trepidante attesa di questa nuova serie, chissà se vi sareste mai immaginati di vedere quello che ci è stato proposto nella prima puntata…. quasi sicuramente la risposta secca del pubblico è un sonoro: NO!

Ma partiamo con calma e vediamo cosa salvare e cosa no da questo Pilot che non è Pilot.

Quando si tratta di procedere con la prima puntata di un nuovo serial televiso ci sono sostanzialmente due modi: il primo modo è quello di preparare una puntata “bomba” che, rischiando di sviscerare troppo i personaggi, inciti l’hype dello spettatore per la puntata successiva.

Il secondo metodo invece è quello di prendersela con calma, apporre una base solida sulla quale lavorare nel corso dell’intera stagione rischiando però così di andare ad annoiare il pubblico.

E poi c’è il terzo metodo, ovvero quello scelto dalla Warner per presentare Gotham, fare un bel mischione del primo e del secondo metodo cercando di tirar fuori qualcosa di buono… ma non riuscendoci completamente.

La puntata, infatti, si apre bene, ci presenta da subito una giovanissima Catwoman alle prese per i vicoli di Gotham, il giovane Detective Gordon troppo puro per una città così sporca, l’omicidio di Thomas e Martha Wayne in perfetto stile Year One Milleriano, la mafia non troppo nascosta di Fish con il suo leccapiedi Cobblepot, un giovanissimo e in lutto Bruce Wayne…. e poi… e poi….e poi il dramma!

Dopo aver introdotto tutta questa bella pappardella di personaggi, trame e sottotrame il punto cardine della puntata comincia a ruotare attorno all’omicidio della famiglia Wayne, come ci si aspetterebbe no? Certo! Ma quello che non mi aspettavo era di vedere un’intera indagine di polizia alla C.S.I. ambientata nel bel mezzo di Gotham… e vi assicuro che in questo non c’è nulla di positivo.

Dopo essere partito in quarta per i primi 10 minuti ci ritroviamo a guardare una puntata che prende ben più di un ampio respiro nel suo modo di raccontare (in qualche modo bisognerà colmarli questi 40 minuti di episodio no?), con questo cambio di tenore e di ritmo si perde subito la bussola. Quello che inizialmente ti teneva attaccato allo schermo come se non ci fosse altro che questa puntata va subito a disperdersi per lasciar spazio ad un noioso tram tram di qualcosa che sa di già visto.

La caratterizzazione di molti, troppi, personaggi lascia parecchio a desiderare. Catwoman tanto sfruttata come presenza fisica ma senza neanche una battuta in scena (anche se nella seconda puntata intitolata “Selina Kyle” sicuramente noteremo la sua importanza), Edward Nigma inserito quasi per caso giusto per sottolineare “ehy ci sono anche io”, Poison Ivy che appare in un brevissimo cameo giusto per mostrare fugacemente i suoi problemi familiari, infine, il premio come personaggio “esistente ai fini di trama ma senza alcun spessore” lo vince Barbara. Presentata appena durante la prima metà dell’episodio per poi aprire importanti scenari nella seconda parte.

Insomma, una caratterizzazione appena più approfondita anche solo della moglie di Jim non avrebbe guastato, anche a scapito di lasciare fuori dalla scena, almeno per un singolo episodio, i restanti personaggi mostrati.

 

gotham-series-cast (1)Detto questo c’è però da dire che il primo episodio ha anche dei lati positivi che non sono da sottovalutare. Sebbene la trama per quanto prolissa risulti “vuota” per parte della sua esposizione, essa non presenta alcun buco di sceneggiatura e tutto si svolge come dovrebbe.

La coppia Bullock-Gordon regge, due caratteri opposti ma ben saldi nelle loro posizioni che non corrono però il rischio di assomigliare ad uno Starsky e Hutch o ad una coppia da poliziesco anni 80 come Martin Riggs e Roger Murtaugh (spero capiate il paragone… sono troppo vecchio per certe cose).

Abbiamo delle ottime interpretazioni dai personaggi da parte di Donal Lougue che può permettersi di dare un volto ad un personaggio mai apparso ne su grande ne su piccolo schermo, caratterizzandolo per il poliziotto rude, scontroso, abbattuto e avvilito che è, proprio come nei comics.

Robin Lord Taylor ci presenta un Pinguino all’inizio della sua carriera, una pedina dei bassifondi della mala con la caratteristica di essere un sadico e ambizioso calcolatore.

Infine l’interpretazione che più mi ha colpito in senso positivo, ovvero John Doman nei panni di Carmine Flacone, il cui discorso con James risulta fosse essere il momento più alto della puntata.

Per quanto riguarda Ben McKenzie rimango parecchio dubbioso, in fondo lo ricordo troppo bene come Ryan Atwood in OC e vederlo nei panni di un poliziotto non mi convince molto. Si nota una certa maturazione attoriale da allora ad oggi ma ancora deve guadagnarsi una certa stima.

Ricapitolando:

Abbiamo una buona idea di fondo che vuole prendere le distanze da un mondo fumettistico troppo inflazionato, ci sono le basi per poter produrre un buon lavoro e sicuramente i fondi non mancano. Il cast è per la maggior parte dei casi adatto all’interpretazione dei personaggi ma tutta la puntata pecca laddove nessun regista dovrebbe peccare, ovvero una sceneggiatura non adatta a riempire uno spazio di quaranta minuti che tende ad esagerare nel prendersi i propri “tempi” portando lo spettatore ad annoiarsi piuttosto presto. La trama poteva concentrarsi in meno tempo per poter permettere alla direzione di affrontare in modo un più approfondito i personaggi proposti.